NATIVITÀ

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La mappa rappresenta un dettaglio del dipinto “Adorazione dei pastori”, dalla cappella laterale della chiesa di S. Maria Assunta, parte del complesso abbaziale di Mirasole ad Opera (MI).

Segni convenzionali

  • Le linee spesse sono i contorni delle figure;
  • le linee sottili tracciano alcune caratteristiche delle figure, come i tratti somatici e le pieghe degli abiti;
  • le superfici piene a rilievo sono alcuni dettagli come barbe e capelli ed un bastone;
  • la superficie a puntini è l’abito di Maria;
  • la superficie a righe orizzontali è la paglia nella culla di Gesù;
  • la linea tratteggiata disegna le aureole.

L’Adorazione dei pastori

Disponete la mappa in verticale con in alto a destra il riquadro del codice QR. Troverete così la scritta “Natività”, in nero e braille, in basso a sinistra.

Percorriamola ora a due mani dall’alto verso il basso. Incontreremo subito una linea orizzontale sottile, parallela al foglio: possiamo seguirla sia a destra che a sinistra, sentendo che incornicia l’area del disegno, interrotta soltanto dal codice QR nell’angolo superiore destro. È una cornice che, un po’ come quella di un quadro, circonda la scena rappresentata.

Il disegno infatti è un dettaglio di un quadro: “L’Adorazione dei pastori” è stato dipinto da artisti cremonesi nel 1575, commissionato da Monsignor Marco Lanetta per una cappella laterale che fece costruire nella chiesa dell’Abbazia. Nello specifico, abbiamo qui la parte centrale del dipinto raffigurante la Natività.

Riprendiamo la nostra “scansione” dall’alto verso il basso. Sotto alla cornice, dopo un breve vuoto, troviamo due circonferenze tratteggiate e, sotto, una varietà di linee e superfici. Noteremo che c’è una predominanza di puntini sulla destra, che sotto al centro dell’immagine abbiamo un’area fitta di linee orizzontali e pieno a rilievo, e che anche in basso a sinistra, appena sopra la scritta e nell’angolo della cornice, abbiamo altra superficie piena. Teniamo a mente questi punti di riferimento.

Ripartiamo dalle due forme circolari in linea tratteggiata in alto: sono le aureole di Giuseppe, a destra, e Maria, a sinistra. Appena sotto troveremo i volti, in cui sinteticamente possiamo individuare occhi, naso e bocca: quello di Giuseppe è circondato da capelli e barba scarmigliati, raffigurati con linee ondulate e arricciate; di quello di Maria si può intuire bene l’ovale perché leggermente piegato in avanti, gli occhi rivolti verso il basso a guardare il figlio.

Avremo notato che il volto di Maria è incorniciato da una sottile striscia di superficie a puntini. È il suo abito, che la incappuccia e avvolge. Possiamo individuarne la forma percorrendo questa superficie caratteristica: la sentiremo attraversata dalle linee delle pieghe ed interrotta da due aree lisce al centro, ovvero le mani incrociate sul cuore. Nell’angolo in basso a destra potremmo individuare le dita del piede scalzo che sbucano, anch’esse disegnate con linea continua.

Dalla spalla sinistra di Maria (ovvero sul lato destro del foglio) troveremo invece alcune linee spesse ed una superficie irregolare a rilievo. La parte inferiore di quest’ultima, vicina al gomito di Maria, è una barba, mentre la parte superiore una chioma, più estesa al centro perché leggermente stempiata. È il volto di un brigante redento, che infatti si toglie il cappello di fronte a Cristo: tra barba e capelli potremo trovare il suo volto attraversato da due spesse sopracciglia e diverse rughe (in linee più sottili) mentre sulla sinistra, verso il collo di Maria, troveremo una linea spessa a disegnare il cappello e le dita che lo sorreggono.

Torniamo ora al volto di Giuseppe, che possiamo ritrovare cercando la linea tratteggiata dell’aureola più a sinistra. Scendiamo oltre ai tratti somatici ed arriviamo alla barba, che si dipana in tante linee arricciate. Se allarghiamo le mani a destra e sinistra, sentiremo la linea spessa che disegna le spalle, rese più voluminose dalla tunica e attraversate da pieghe che scendono verso il basso.

Se invece proseguiamo verticalmente in basso dalla barba, troveremo dapprima la mano (superficie liscia attraversata dai quattro taglietti delle dita) che regge il bastone (pieno a rilievo), con l’impugnatura a “T” parzialmente coperta dalla mano; poi, procedendo verso il basso, potremo seguire il resto del bastone, interrotto dalla seconda mano, e che continua verticalmente fino ad arrivare a quell’area attraversata da righe orizzontali, linee sottili e superfici piene poco sotto al centro del foglio, che avevamo inizialmente individuato.

Qui troviamo Gesù bambino, raffigurato all’interno della culla. La paglia è rappresentata dalle linee orizzontali, e poggia sul giaciglio, delimitato con una linea spessa poco sotto. La superficie a rilievo invece è il panno che avvolge Gesù, mentre la superficie liscia che lo interrompe, attraversata da linee sottili, è proprio il corpo del bambino. Possiamo individuarne le gambe in basso a destra, di cui una piegata, un braccio alzato e la testa in alto a sinistra, con i tratti somatici sintetici disegnati in linea sottile. Attorno alla testa troviamo tre piccole losanghe a rilievo: sono delle sorte di raggi che, similmente alle aureole, indicano la natura divina del bambino.

Torniamo alla mano destra di Giuseppe, quella poggiata sull’impugnatura del bastone, ripercorrendone il fusto a rilievo verso l’alto. Da qui, scendiamo in basso a sinistra lungo il suo braccio, e dopo poco incontreremo altre superfici a rilievo: sono barba e capelli simili a quelli del brigante sulla sinistra, fra i quali possiamo individuare sopracciglia, occhi e linea del naso di un volto umano.

Trattasi del committente del quadro, Monsignor Marco Lanetta dell’ordine degli Umiliati: come consuetudine dell’epoca, è ritratto in preghiera accanto alla Sacra Famiglia. Se procediamo in basso dalla punta della sua barba, incontreremo i bottoni della tunica e, poco più a destra, le mani giunte. Come sempre, sono riconoscibili per via delle linee che disegnano le dita, e che danno loro un effetto a “pettine”.

Il corpo del Monsignore, attraversato come sempre dalle pieghe dell’abito, ha invece una forma a campana, essendo inginocchiato e quindi allargandosi l’ampia tunica. Nell’angolo in basso a sinistra possiamo individuare un altro indicatore del suo status: poggiato sul basamento di una colonna (pieno a rilievo) troviamo la mitra vescovile. Le sue due fasce lisce attraversano la superficie del capitello, mentre nei due pentagoni di stoffa che la compongono possiamo individuare le gemme (quadratini e pallini pieni) e, sulle punte, due piccoli pennacchi ornamentali.