La mappa rappresenta sinteticamente una formella presente sulla facciata di S. Maria Assunta, parte dell’Abbazia di Mirasole (Opera, MI), raffigurante l’Agnello di Dio e una scena di vita claustrale.
Segni convenzionali
- Le superfici piene a rilievo disegnano le cornici;
- le linee continue disegnano l’Agnello di Dio ed alcuni elementi geometrici;
- le linee tratteggiate indicano elementi mancanti ne i punti in cui la formella è danneggiata;
- le superfici a righe orizzontali sono la parte piena negli archetti del chiostro;
- le superfici a puntini sono elementi della scena claustrale rappresentata (figure umane ed un tabernacolo).
Prima esplorazione
Disponete la mappa in verticale con in alto a destra il riquadro del codice QR. Troverete così la scritta “L’agnello di Dio”, in nero e braille, lungo il lato inferiore della mappa.
Percorrete ora la mappa a due mani, dall’alto verso il basso. Noterete una cornice rettangolare in spesso rilievo, disposta in verticale come il foglio e su alcuni lati raddoppiata: sono i confini in laterizio della formella. Inferiormente, essa poggia su una sorta di “mensola” mentre sul lato superiore ha una specie di edicola, sempre in mattoni; perciò i lati orizzontali sono più larghi e leggermente eccedenti rispetto a quelli verticali.
All’interno di questo riquadro possiamo individuare due aree ben distinte. In quella superiore, abbiamo delle linee tortuose poggiate su una spessa mezzaluna a rilievo con la pancia verso il basso. Questa è la parte della formella che rappresenta l’Agnello di Dio, scolpito nella pietra bianca.
In quella inferiore troviamo delle superfici a righe orizzontali ed a puntini, a loro volta racchiuse dalla superficie piena a rilievo, e precisamente sotto due archetti e fra due colonne. Questa è una scena di vita claustrale, incisa invece nella terracotta. Le affronteremo una alla volta.
L’Agnello
Ritroviamo ora la spessa mezzaluna rivolta verso l’alto, circa a metà del foglio. Oggi è tutto quel che rimane della cornice rotonda in cui era iscritto l’Agnello, essendosi danneggiata la pietra nel corso dei secoli, e la parte inferiore ci appare come una sorta di piedistallo sui cui troviamo appunto l’animale. Entrambe le estremità della mezzaluna finiscono con delle linee tratteggiate, ad indicare la continuazione mancante della cerchio, mentre due rettangoli disegnati in linea sottile sono due di probabilmente quattro fregi disposti a croce intorno alla cornice.
L’Agnello di Dio era anche il simbolo dell’Ordine degli Umiliati, molto attivo attorno a Milano negli anni in cui è stata edificata la chiesa, e che peraltro si occupava soprattutto di filatura della lana. Lo troviamo quasi poggiato sulla mezzaluna, con una linea più spessa a disegnarne il contorno ed una più sottile che, quasi come “squame”, traccia il motivo ripetuto dei boccoli di lana sul corpo dell’animale.
Sul lato destro, accanto all’estremità tratteggiata della cornice, troviamo la coda e, appena a sinistra e quasi poggiate sulla mezzaluna, le due zampe posteriori che terminano allargandosi nella forma dello zoccolo.
A circa metà del corpo, sopra e sotto al ventre dell’Agnello, abbiamo una doppia linea sottile che, in alto, termina con una doppia voluta e poi ancora una linea tratteggiata a simboleggiarne l’incompletezza. Sono l’asta e ciò che resta della Bandiera di Cristo, portata dall’Agnello nell’iconografia tradizionale. L’asta si interrompe perché passa dietro al corpo dell’Agnello; una zampa anteriore, piegata per sorreggerla, può essere individuata sotto al ventre dell’animale, appena a sinistra dell’asta. L’altra zampa non è raffigurata perché irriconoscibile nella formella danneggiata.
Se dalla zampa anteriore seguiamo verso sinistra il contorno dell’Agnello ne risaliremo il collo e infine, dopo aver incontrato le linee sottili che disegnano l’orecchio, portando le dita a destra individueremo il muso, rivolto verso la bandiera e caratterizzato dalla fessura orizzontale della bocca.
Scena di chiostro
Sotto la mezzaluna, questa volta con la “pancia” rivolta verso l’alto, possiamo individuare due archetti. Se seguiamo il rilievo verso l’esterno, sentiremo il profilo discendere e, dopo un rigonfiamento all’altezza dei due capitelli, proseguire diritto in verticale fino alla mensola. Se invece li percorriamo verso il centro dell’immagine li sentiremo finire in altrettanti capitelli. Se infine portiamo le dita nello spazio fra i due rigonfiamenti individueremo un’edicola disegnata in linea continua nello spazio fra i due archi, con il suo tetto a punta ed un rettangolino al centro.
I due archi incorniciano la scena al loro interno, delimitando lo spazio della formella in terracotta ma anche dandoci un’informazione importante: la scena raffigurata si svolge nel chiostro, ed è quindi legata alla vita dell’Abbazia.
Abbiamo qui due tipi di superficie. Cominciamo da quella a righe orizzontali, che troviamo subito sotto agli archetti: al suo interno individueremo, sotto ogni archetto, una rientranza verticale a forma di petalo e due rientranze orizzontali ai suoi lati che terminano presso i capitelli, quasi delle “gobbe”. Sono i due frontoni decorati degli archetti, tipici del cosiddetto “gotico fiorito” diffusissimo a Venezia, ma presente in tutta l’Italia centro-settentrionale.
Sotto agli archi troviamo una frastagliata area a puntini, che rappresenta le figure in questa scena. Nella formella i dettagli sono poco intelligibili per via dello stato di conservazione, e quindi anche qui le sagome sono approssimate. Le figure sono tutte di profilo, come in un bassorilievo egizio.
Sulla sinistra troviamo due aree rettangolari, una sottile poggiata su una più larga. È una sorta di ripiano, e ci dà qualche suggestione su quella che può essere la scena: potrebbe essere un altare con tabernacolo, o un tavolo per la refezione.
Sulla destra vi sono una serie di figure umane disposte una accanto all’altra, realisticamente in abito monastico: anche se i dettagli sono carenti, nella parte inferiore possiamo individuare le tonache scampanate, e nella parte superiore le teste. Alcune linee attraversano la superficie a puntini laddove si riescono a distinguere dei drappi od il profilo delle braccia. La figura a sinistra, quella più vicina al ripiano, ha le braccia alzate: il suo gesto è perso nel tempo, e tuttavia è arrivato fino a noi, fissato nella formella.